Il procuratore nazionale antimafia sulla quarta mafia: situazione grave, nonostante la risposta dello Stato. Fenomeno sottovalutato.

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Le mafie foggiane – il plurale è necessario – sono un esempio emblematico del rapporto di proporzionalità diretta tra debolezza delle funzioni statuali e crescita di poteri criminali e hanno radici molto profonde nel tempo. È evidente che la risposta dello Stato in passato sia stata largamente insufficiente ma, da almeno 15 anni, il segno della risposta è cambiato da parte di tutte le forze di polizia. La situazione, però, continua ad essere molto grave”. Questo uno dei passaggi salienti dell’audizione del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, originario proprio del foggiano, sollecitato dall’On. Giandonato La Salandra.

Il parlamentare dauno di Fratelli d’Italia, componente della Commissione Antimafia, nel suo intervento in audizione, ha chiesto di prestare particolare attenzione alla Quarta Mafia, perché si abbia contezza e consapevolezza della specificità della criminalità della provincia di Foggia, nonostante la Capitanata non sembri avere piena consapevolezza della situazione, come dichiarato dal neo Procuratore nazionale nel luglio 2022 e come confermato oggi: “C’è una sottovalutazione complessiva della pericolosità di questo fenomeno, figlia anche di un perdurante deficit di conoscenza”.

Nello specifico, è emersa anche la necessità di accendere i riflettori sull’attuale normativa antimafia e su quelli che possono cristallizzarsi come strumenti utili alle amministrazioni pubbliche già sciolte per mafia (ben 6 negli ultimi anni in Capitanata) per “disintossicare” realmente la struttura amministrativa. “Il lavoro che si sta portando avanti è utile anche per illuminare le capacità di condizionamento delle mafie foggiane sui consigli comunali”, specifica Melillo.

Infine, sul tema dell’immigrazione clandestina e sulla scientifica proliferazione dei “ghetti”, quali centri di approvvigionamento del crimine e base per associazioni che operano “astrattamente” per la tutela dei diritti ma poi recuperano notevoli quantità di denaro attraverso attività non ben definite, quali il crowdfunding, il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ha evidenziato, in un importante passaggio, come questi luoghi di sfruttamento, e lo stesso caporalato, non siano estranei alle dinamiche del sistema della società mafiosa, ponendosi come realtà compiutamente intranee ai fenomeni criminali della provincia di Foggia.